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Il coro ASAI per il 25 aprile

Pubblicato il 30 Aprile 2026

Per festeggiare la Liberazione dell’Italia dalla guerra e dal nazifascismo, il 25 aprile 2026 il coro ASAI “Bernardo Ascoli” ha partecipato alla cerimonia organizzata dal Comune di Torino per ricordare i morti del XVIII dicembre 1922, vittime dell’efferato eccidio fascista noto come “Strage di Torino”.

Per tre giorni, dal 18 al 20 dicembre, le squadracce fasciste imperversarono per la città, catturarono persone, incendiarono la Camera del lavoro, circoli operai e comunisti e distrussero la sede del giornale “L’Ordine Nuovo”, fondato da Antonio Gramsci. Il bilancio della rappresaglia fu pesante: 11 morti, 4 feriti gravissimi ricoverati e centinaia di feriti in tutta la città, molti dei quali non andarono in ospedale per non essere identificati.

All’iniziativa hanno aderito anche le ragazze e i ragazzi dell’I.C. “Niccolò Tommaseo” invitati e diretti dal loro insegnante, nonché direttore del coro, il maestro Marco Ravizza. La loro presenza è stata davvero stimolante e ha regalato al coro nuovi impulsi e rinnovata energia. Lo scambio e la fusione tra generazioni, distanti per età e vissuto, hanno dimostrato che la condivisione degli ideali supera ogni confine.

Tra i brani proposti, oltre ai tradizionali “Fischia il vento” e “Bella ciao”, ricordiamo “Festa d’aprile”, una canzone composta nel 1948 da Franco Antonicelli e Sergio Liberovici, sulla base degli stornelli trasmessi da Radio Libertà, emittente clandestina gestita dai partigiani, attiva nella provincia di Biella tra il 1944 e il 1945.

È invece del 1974 la canzone “Io ero Sandokan”, scritta dalla figlia del regista Ettore Scola e musicata da Armando Trovajoli. Creata per il film “C’eravamo tanto amati”, viene spesso utilizzata come un canto partigiano.

Uno dei pochi canti partigiani originali di cui sia rimasta traccia è “I ribelli della montagna”, composto nel 1944 da una brigata partigiana che operava in provincia di Alessandria, rielaborato poi nel 2005 dai Modena City Ramblers. Fu ideato da due combattenti durante un turno di guardia, prendendo appunti su carta da pacchi.

Il brano “Figli dell’officina” fu ideato da Giuseppe Raffaelli e messo in forma scritta da Giuseppe Del Freo, su una melodia probabilmente derivata da un canto militare d’artiglieria. Molto diffusa nel movimento operaio, ha subito diverse varianti, a seconda dell’organizzazione politica che la utilizzava (per esempio “libere bandiere” al posto di “bandiere rosse e nere”).

Anche se non strettamente legata al contesto, è stata riproposta anche “Addio Lugano bella”, canzone popolare anarchica, scritta in carcere da Pietro Gori nel 1895, di cui ricordiamo anche la magnifica interpretazione di Gaber, Jannacci, Otello Profazio, Silverio Pisu e Lino Toffolo durante la trasmissione televisiva “Questo e quello” del 1964.

Considerati il successo e l’entusiasmo riscossi dall’iniziativa e dalla collaborazione dei due cori, speriamo di poter proporre in futuro altri eventi simili, che servono anche a ribadire l’utilizzo del canto come strumento di aggregazione, divertimento e partecipazione sociale.

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